Casinò di Sanremo Interni esterni

Molto sommariamente, la vicende legate alla vita del Casinò di Sanremo si possono collocare in tre periodi ben distinti. Il primo inizia con la sua travagliata nascita, prosegue con un frenetico succedersi di gestori che si estende dal fatidico 21 gennaio 1905 sino alla Grande guerra; il secondo, caratterizzato dai tentativi di legalizzare in qualche modo l’attività dei giochi, la cui tappa fondamentale è costituita dal Regio Decreto legge del 22 dicembre 1927, parte dal primo dopoguerra e si prolunga sino allo scoppio dell’ultimo conflitto mondiale; infine, la storia recente che vede la riconferma del“privilegio” di Sanremo e spazia dall’ormai lontano inverno del 1945 sino ai nostri giorni.

Anzitutto va chiarito che, nei suoi primi anni di vita, il Casinò fu Casa da Gioco solo parzialmente e limitatamente ad “alcune sale destinate ai soci del Circolo Privato”,. Per il resto non differiva in alcun modo da altre strutture similari come gli stabilimenti chiamati Kursaal, già esistenti da tempo a Ospedaletti, Bordighera, Rapallo ed in altre località, dichiaratamente destinate ad essere sede di manifestazioni artistiche, sale da lettura, da concerti, da tè, per feste di gala o spettacoli di varietà; anche se, nella realtà si trattava di un paravento per i cultori dell’azzardo.

La sua nascita fu preceduta da un vivace dibattito in Consiglio Comunale con ampi riscontri sulla stampa locale; il tema verteva sulla necessità di fornire alle famiglie principesche ed all’alta aristocrazia e borghesia europea, durante i loro inverni sanremesi, le stesse attrattive d’oltre confine, gioco compreso; attività che nella vicina Costa Azzurra era stata, dapprima a lungo tollerata, poi autorizzata dal Governo centrale con una specifica legge varata nel 1907.

Senza l’incremento dei proventi dei tavoli verdi, l’impresa Casinò si rivelò subito ardua al punto che il primo impresario e gestore Ferret resistette sino al 1908, anno in cui le inadempienze contrattuali, dovute alla situazione fallimentare della gestione, portarono alla rescissione del contratto. A sua difesa, Ferrèt dichiarò di  aver perduto in pochi anni la somma di un milione di franchi.  Anche nei periodi successivi, il Casinò non conobbe mai anni tranquilli, condizionato da una ambiguità normativa che alla luce del sole proibiva duramente il gioco d’azzardo e da un’autorità statale che fingeva di non “accorgersi del tintinnare di fiches” nei numerosi circoli privati, alcuni dei quali attivi anche in alberghi cittadini; la prova è verificabile nel continuo avvicendarsi di conduttori, sempre in affanno con i conti economici.

Il ventennio compreso fra le due guerre mondiali, è invece caratterizzato da molte iniziative parlamentari (la prima è del 1922) tese a legalizzare l’attività del Casinò di Sanremo e dal fruttuoso periodo delle sue gestioni più illuminate: quella di Luigi De Santis e Angelo Belloni.

E’ stato merito dell’ing. gr. uff. Pietro Agosti, primo Podestà di Sanremo, di aver convinto il Capo del Governo, Mussolini, a consentire una regolare concessione a Sanremo del gioco d’azzardo anziché una ipocrita tolleranza che non si addiceva alla dignità del regime.

Il Podestà Agosti condusse la sua battaglia da maestro di psicologia, facendo leva presso il Capo del Governo sulla questione valutaria di così grande importanza, allora come oggi, e puntando sul prestigio nazionale, non importante oggi come allora.”.

La frase citata appartiene agli scritti dell’On. Giovanni Guidi, Podestà di Sanremo negli anni trenta, protagonista in prima persona di gran parte delle vicende legate alla Casa da Gioco. Proprio in quegli anni  la nostra città, ed il Casinò in particolare, erano visti da Roma quale “Opera del Regime” per arginare sia la concorrenza che l’emorragia di valuta italiana verso le roulettes d’oltralpe: i calcoli del Governo francese al proposito parlano di una somma annuale di 300 milioni di lire dell’epoca.

La terza parte della Storia del Casinò cominciò nella seconda metà del 1945 quando, lentamente, l’Italia risorse dalle macerie ed ogni città si candidò ad ospitare anche più di una Casa da gioco.

A pochi mesi dalla fine della guerra, Hugh Renwich Major e Commissario Provinciale dell’Allied Military Governement, con data 19 ottobre 1945, autorizzò di suo pugno il Comune di Sanremo a riaprire i battenti del Casinò “per altri otto anni” e permise all’Amministrazione comunale di indire l’Asta per l’aggiudicazione della gestione.

Negli anni seguenti tra le numerose Leggi fasciste che il neonato Parlamento della Repubblica intendeva modificare spuntarono molte interpellanze riguardanti il settore e più precisamente “la richiesta di abrogazione delle precedenti leggi di autorizzazione delle Case da Gioco esistenti”.

Nel novembre del 1948 venne persino messa in forse, alla Camera,  la facoltà per il Comune di bandire la nuova Asta; intervenne con successo l’On. Paolo Manuel Gismondi, opponendo la tesi che il nostro Casinò non poteva essere ritenuto “un privilegio fascista, ma lo scopo della sua nascita avvenuta nel 1905 era quello di sostegno ad un comprensorio  che sarebbe destinato a soccombere  di fronte alla concorrenza straniera”.

Sino ad oggi la Legge nazionale che regolarizza il Gioco d’azzardo a Sanremo e nelle altre località è rimasta sostanzialmente quella a suo tempo ottenuta da Agosti; anche se, ad ogni tornata elettorale, riemergono i mai sopiti progetti di permettere ad ogni regione uno o più Casinò. Nel frattempo, da quel remoto 21 gennaio 1905, tutto è cambiato; dentro e fuori del Casinò.