BADOGLIO PIETRO Generale

Villa Agnese,  nel 1937, fu teatro di un grande avvenimento mondano perché servì quale sfondo al matrimonio di Giuliana Rota, nata a Sanremo, con il duca Mario Badoglio, figlio del Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio.  Per sottolineare la risonanza dell’evento- considerando I ‘epoca- é bastevole dire che testimone del Badoglio, fu l’allora Ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, il Generone per eccellenza ed e facile valutare di conseguenza quale vantaggio propagandistico ne trasse la citta.  Altro testimone di rango, un Savoia di seconda fila come il Duca di Genova , sovente gradito ospite di Sanremo  durante la stagione invernale ed inquilino fisso del separé destinato alle personalità di rilevo  negli spettacoli teatrali.          Il Padre dello sposo, nel 1939 in alta uniforme per la grandiosa cerimonia nuziale, era già stato ed avrebbe continuato ad essere uno dei  futuri, discutibili, attori della Storia nazionale italiana.   Sarebbe scoppiata una seconda guerra mondiale,  ma a questo era abituato; si sarebbero verificati un 25 Luglio ed un 8 settembre 1943 che lo videro protagonista, quindi  Premier dell’itinerante governo  postduciano in esilio a Bari, Salerno e Roma.  Pietro Badoglio nel 1920 capeggia la delegazione italiana alla Conferenza della Pace, nel 1937 promuove il Torneo bocciofilo nazionale e nel 1939, in alta uniforme fa il padre dello sposo Mario che impalma la sanremese Giuliana Rota..

Giacomo Gandolfi e le bocciofile sanremasche fra le quali la figlia Vittoria Rissone,  la seconda da sinistra in ginocchio.

 Pietro Badoglio,  negli anni che precedono di poco la seconda guerra mondiale,  è stato un  assiduo frequentatore di Sanremo come conferenziere di primo piano ai lunedì letterari, ma soprattutto come appassionato di bocce e testimonial assoluto del Torneo nazionale, una popolare ma affollatissima manifestazione  alla quale partecipò come manager della squadra sanremese ed allenatore della figlia Vittoria Rissone il principe dei giornalisti locali d’allora: il Cav. Giacomo Gandolfi Creatore e direttore dell’Eco della Riviera.    Secondo l’ Enciclopedia Treccani dello Sport, durante il Fascismo, “L’ impianto di nuovi campi, per iniziativa dei dopolavoro aziendali, favorì lo sviluppo di una rete di tornei a carattere provinciale con i giocatori divisi in tre categorie. Il movimento boccistico del dopolavoro divenne un meccanismo perfettamente collaudato, che nel 1935 giunse a contare 7000 sezioni e 100.000 tesserati. Le bocce entrarono nelle piazze centrali dei paesi, con il contorno delle fanfare e un’organizzazione che curava gli aspetti formali e disciplinari. Si disputarono regolari campionati nazionali. Nella seconda metà degli anni Trenta l’attività assunse un tono decisamente agonistico ed entrarono in uso le bocce sintetiche. Sorsero vari tornei di prestigio, tra cui quello internazionale di Sanremo (1937 e 39) sotto il patrocinio di Pietro Badoglio.  Anche le donne si affacciarono alla ribalta. Fino alla caduta del Regime, le bocce rimasero lo sport più praticato in ambito dopolavoristico. I più forti giocatori furono piemontesi, liguri, lombardi, veneti, emiliani e toscani.

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