TEATRO PRINCIPE AMEDEO e CHIARLE

 Il Palazzo Borea dOlmo e l’uliveto sul quale sorgerà il Principe Amedeo

Si può leggere, nella guida redatta da Cesare Da Prato, che verso la fine del 1700 “Viveva a Sanremo  Don Andrea Chiarle, un prete che amava svisceratamente le rappresentazioni teatrali;  poiché la Curia gli aveva  proibito d’andar a zonzo per teatri, se ne allestì uno  nella propria casa, al fine d’averlo a tutto suo bell’agio”.   Fin qui Cesare Da Prato nella sua Guida di Sanremo. Siamo nel 1796 e sala, palchetti  e  palcoscenico hanno sede al termine di  via Gaudio nell’ultimo palazzo ad Ovest.  Il Teatro Chiarle, questo era il suo nome, non aveva un cartellone molto nutrito; le recite di compagnie  professionali  erano un paio per stagione, ma l’attività  era assicurata da spettacoli di prosa con dilettanti locali, recite in musica di opere, quali Le Cantatrici Villane e l’Elisir d’amore . Il Regolamento di Polizia vigente datato 26 dicembre 1849, proibiva di fumare all’interno che nelle scale e corridoi d’accesso al Teatro; di tenere il cappello in capo e di stare in piedi durante la rappresentazione a coloro che occupavano i banchi della platea; era vietato introdurre cani perché “saranno cacciati, e nel caso che non volessero abbandonare il padrone, sarà questi tenuto a sortire al primo invito”; non vi si potevano condurre Bambini al di sotto d’anni 4; non poteva accedere chi si fosse presentato in istato di ubriachezza o vestito in modo che potesse offendere la pubblica decenza.  Sulla sua effettiva chiusura non si hanno tracce, ma sembra fosse ancora operante nel 1877 ma solamente con spettacoli di marionette.                                                               Due manifesti d’epoca del Teatro Chiarle.

                       Maria Vittoria del Carretto ed il marito, il Principe Amedeo di Savoia, per un paio d’anni Re di Spagna.

La storia del  Teatro Principe Amedeo comincia con l’approvazione in  Consiglio comunale, il 24 agosto del 1872, di un bando per promuovere la costruzione di un struttura teatrale, il cui preventivo di spesa ammontava a L. 10.000.  A chi avesse accettato si concedevano, gratuitamente, 2000 metri di terreno  di fianco al palazzo Borea d’Olmo, con il solo obbligo che l’opera da progettarsi comprendesse anche un Casino di lettura, botteghe e magazzini adiacenti da affittare a privati.  A concedere in enfiteusi la porzione di terreno necessaria a costruire il teatro era stato, di propria iniziativa, il marchese cav. Anton Maria Borea, presidente del Tribunale di Commercio e dell’ Amministrazione del Civico Ospedale; consigliere Comunale; uomo di una integrità a tutta prova che spesso si confrontava burrascosamente contro i colleghi, “chiarendo i propri principi in forma acre ed incisiva, sempre mosso però a fin di bene”.    La costruzione del teatro venne iniziata verso la metà del 1875 e portata a termine in meno di sette mesi.  Su preciso volere del defunto Marchese, doveva esser intitolato inderogabilmente all’ospite più illustre della Sanremo di quegli anni:  il Principe Amedeo d’Aosta (nella foto sotto é assieme alla Moglie).  Una Commissione preceduta dal Sindaco si recò a Villa Dufour dal Principe per la proposta. Per la Storia, nella sala di ricevimento, a vergare l’accettazione  erano presenti il suo primo aiutante di campo marchese Dragonetti, il suo segretario particolare comandante Ferri e il suo primo gentiluomo d’onore marchese Enrico Marmorito che, però, soggiornava a Villa Zirio. Era il 9 dicembre ed  il principe Amedeo di Savoia accettò la dedica del nuovo teatro, mentre il 22 gennaio 1876 si procedette alla solenne inaugurazione. Fra gli  spettacoli d’apertura della prima stagione di attività figurano: Un ballo in maschera, Il Trovatore di Verdi, La Sonnambula di Bellini e il Poliuto di Donizetti, diretti dal maestro Francesco Della Ferrara.   La costruzione, costata circa 200.000 lire, era di stile classicheggiante e presentava nella facciata principale tre grandi finestroni sovrastanti tre ampie porte, dalle quali si accedeva alla platea e alle scale dei palchi.  Nell’ ampio ingresso  si aprivano altre due porte più piccole, sovrastate  da due finestre di dimensioni più ridotte, che portavano al loggione e  alla sala. La grande platea interna, di foggia tradizionale, era dotata di cinque file di panche tappezzate e 56 poltroncine di velluto con una capienza complessiva di 500 persone, davanti ad un grande palcoscenico. Al piano superiore erano collocate altre due file di palchi e un ampio loggiato capace di 400 persone elegantemente decorato con tappezzeria di seta rossa. Il Teatro era stato inoltre adornato, sia dentro che fuori, con i pregiati stucchi realizzati dal Baglioni, gli affreschi dell’atrio, del ridotto e della sala erano invece opera del pittore decorativo genovese Giovanni Novaro, mentre il sipario con le scene erano stati realizzati dal fratello di quest’ultimo, Giovanni Battista Novaro.        L’edificio subì tuttavia alcune modifiche nel 1913 quando venne ristrutturato su progetto dell’architetto Carlo Gastaldi e nel 1943 mutò perfino il nome primitivo di “Principe Amedeo” in quello di “Giuseppe Verdi”.  Nel primo trentennio di attività permise la visione di moltissime opere teatrali di grande levatura, annoverando fra il suo pubblico nomi illustri e altolocati, tra i quali si può ricordare il Principe ereditario di Germania Federico Guglielmo, che si recò ad assistere ad uno spettacolo al Principe Amedeo durante il suo breve soggiorno a Sanremo nella stagione invernale 1887-88.  Per un breve periodo, ai primordi della Cinematografia e sotto il nome di   In seguito, però, a causa della concorrenza del neonato Teatro del Casinò, il Principe Amedeo avrebbe conosciuto un periodo di crisi destinato a durare almeno fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando la contemporanea chiusura del Teatro del Casinò ridiede nuovo prestigio allo storico teatro matuziano, che sarebbe andato infine completamente distrutto nel corso di un bombardamento aereo sulla città avvenuto nell’agosto del 1944.  

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