FESTIVAL della Moda Maschile

L’alta moda maschile rappresenta un’altra delle occasioni perdute della città di Sanremo. Lo dimostrano impietosamente le immagini della galleria relative al famoso Giardino d’inverno del

Casinò di Sanremo, che a partire dalla tarda estate del 1951, e per quasi un ventennio, è stata il centro propulsivo della sartoria maschile europea ed il polo di diffusione della nascente moda Made in Italy proposta all’uomo elegante. Sino ad allora, ogni città italiana aveva vantato una sua tradizione sartoriale basata su circoscritte linee minori regionali dettate dai sarti artigiani locali più intraprendenti e creativi, con occhio attento ai modelli francesi ed inglesi. Questa breve premessa basta a spiegare e capire l’importanza della rivoluzione provocata dalla nascita a Sanremo del primo Festival della Moda Maschile.

Nella prima edizione settanta sarti si incontrarono per la presentazione dei loro modelli su iniziativa di Michelangelo Testa, direttore ed editore della rivista Arbiter. Egli fu un fantastico ed impareggiabile ideatore ed organizzatore di questa prestigiosa manifestazione, che all’inizio fu addirittura criticata e sottoposta agli strali dell’ironia in particolare per l’invenzione della figura di indossatore. I critici più benevolenti la qualificarono come curiosa e provocatoria e molte località turistiche si rifiutarono di ospitarla. In una prima fase anche l’amministrazione sanremese si mostrò titubante, ma grazie all’Assessore al Turismo, Adriano Morosetti, cui va dato atto di aver precorso i tempi, Sanremo poté fregiarsi di una rassegna alla quale non mancarono mai il successo di presenze prestigiose e neppure un ampio risalto sui principali media nazionali e d’oltreconfine. “Spontaneo, umano, vero, il Festival della Moda Maschile di Sanremo – così si legge tuttora sul DIZIONARIO ITALIANO DELLA MODA – portava alla ribalta autentici maghi dell’ago e della forbice, provenienti da ogni parte d’Italia, e talvolta dall’estero, uniti dal medesimo entusiasmo e dalla medesima passione per il proprio lavoro. Era una giusta ribalta per una grande scuola sartoriale che aveva le sue punte a Napoli, in Abruzzo, a Roma e a Milano. Dopo la morte di Testa, qualcuno, fra alti e bassi (più bassi che alti), tentò di far rivivere la rassegna. Ma era mancato il capo carismatico” 


Una citazione colta su Internet nel sito del prestigioso calzaturificio nazionale dei Fratelli Rossetti sottolinea l’aspetto di stimolo che la manifestazione sanremese esercitò nella nascente filiera del Made in Italy: “Gli anni dal 1962 al 1968 sono stati per noi un periodo di estrema libertà creativa. A quell’epoca non esistevano ancora sfilate di moda maschile. L’unica manifestazione era la presentazione della moda uomo a Sanremo organizzata dalla rivista ARBITER, della quale era proprietario e direttore Michelangelo Testa e che era patrocinata dai più importanti produttori lanieri per presentare i loro tessuti tramite i capi costruiti dai loro clienti sarti, in quanto non esistendo fabbriche di abbigliamento, erano gli unici consumatori di Zegna, Cerruti, Loro Piana, Baruffa, ecc.”  Il vantaggio di Sanremo era che, essendo l’unica sfilata di moda maschile, aveva un’ eccezionale risonanza sulla stampa. Era un periodo in cui le pubbliche relazioni nei calzaturifici non esistevano, anzi: la mentalità nella comunicazione del settore era talmente arretrata, che molti si rifiutavano di fornire alla stampa del materiale per timore fosse copiato.
Il richiamo esercitato dal Festival della Moda Maschile di Sanremo degli anni settanta fu tale che in occasione delle ultime tre edizioni della manifestazione riuscì addirittura a raddoppiarsi perchè alla settimana organizzata da Arbiter, se ne sovrappose una seconda curata dall’Ente Italiano della Moda. La contrapposizione determinò una divisione in due avverse fazioni di artigiani sarti ed industriali drappieri e contribuì a portare all’annullamento dell’appuntamento di settembre, che era una vera manna per il turismo sanremese. 

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